Disturbi alimentari in Italia: oltre tre milioni di casi e insorgenza sempre più precoce tra i giovani

Disturbi alimentari in Italia: oltre tre milioni di casi e insorgenza sempre più precoce tra i giovani

Di Andrea Carlino

Oltre tre milioni di persone in Italia sono colpite da un disturbo del comportamento alimentare (Dca), con un numero di casi presi in carico dal Servizio sanitario nazionale più che raddoppiato in quattro anni, passando da 680 mila nel 2019 ad oltre 1,6 milioni.

Le patologie legate all’alimentazione causano circa 3.800 decessi all’anno e si confermano la seconda causa di morte tra gli adolescenti italiani, subito dopo gli incidenti stradali.

Di fronte a questo quadro epidemiologico e alla progressiva riduzione dell’età di insorgenza dei primi sintomi, le fondazioni Andi Ets, Giunti e Cotarella hanno presentato giovedì 5 novembre, presso la sede del ministero della Salute a Roma, il progetto nazionale di prevenzione primaria intitolato “La prevenzione si impara da piccoli”.

I dati epidemiologici e l’abbassamento dell’età dei pazienti

L’analisi dei dati sanitari evidenzia una progressiva anticipazione dell’esordio dei disturbi nutrizionali nella popolazione infantile e giovanile. Attualmente, quasi il 60 per cento dei pazienti diagnosticati ha un’età compresa tra i 13 e i 25 anni, mentre il 6 per cento dei casi registrati riguarda bambini con un’età inferiore ai 12 anni.

Le restrizioni sociali e le dinamiche emerse nel periodo post-pandemico hanno ulteriormente accelerato queste tendenze manifestandosi in un incremento della fragilità emotiva tra le fasce d’età più giovani.

“Il trend che rileviamo è quello di un abbassamento dell’età di insorgenza del disturbo e una crescente fragilità tra le generazioni più giovani, dovute anche a nuovi stili di vita e al periodo post-covid che ha limitato la socialità dei ragazzi e il confronto fisico tra di loro”, ha dichiarato Marta Cotarella, fondatrice e consigliera d’amministrazione della Fondazione Cotarella, a margine della presentazione ufficiale dell’iniziativa.

La struttura del progetto e il ruolo dei dentisti come sentinelle sanitarie

Il programma operativo predisposto dalle tre fondazioni si articolerà nel corso del 2026 attraverso la produzione di materiali didattici dedicati, la pubblicazione di inserti editoriali, l’erogazione di webinar e l’attivazione di corsi di formazione specifici rivolti al personale docente e ai nuclei familiari.

I contenuti educativi saranno focalizzati sul contrasto ai disagi emotivi, sulla promozione di scelte alimentari consapevoli, sulla valorizzazione del valore sociale del cibo e sulla comprensione del legame tra nutrizione e salute del cavo orale.

Nell’ambito della prevenzione precoce, il piano attribuisce un ruolo rilevante alla categoria dei professionisti odontoiatri per l’individuazione tempestiva delle lesioni e dei segnali caratteristici dei disturbi nutrizionali.

“Spesso chi vive un disagio tende a evitare di recarsi dal proprio medico, ma può continuare a venire dal dentista: in questi casi è nostro compito provare, con i modi e le parole giuste, a indirizzare la persona allo specialista di competenza”, ha affermato Corrado Bondi, presidente nazionale dell’Associazione nazionale dentisti italiani, sottolineando come la presenza capillare degli studi odontoiatri sul territorio possa facilitare l’intercettazione dei primi sintomi e il successivo instradamento verso i percorsi di cura specialistici.

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