L’Associazione nazionale dentisti italiani ha avviato un percorso di presa in carico rivolto ai minori per i disturbi del cavo orale e i disturbi alimentari. L’iniziativa è stata presentata al ministero della Salute durante l’evento di lancio della campagna ‘La prevenzione si impara da piccoli: alleanza tra tre Fondazioni per l’educazione alimentare e la salute nella scuola primaria’, promossa da Fondazione Andi Ets, Fondazione Cotarella Ets e Fondazione Renato Giunti.
Il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, ha evidenziato la necessità di “intervenire in maniera orizzontale, mettendo in campo quelle che sono le migliori energie del nostro Sistema sanitario nazionale pubblico, ma anche tutto ciò che attiene al volontariato e al terzo settore”.
Gemmato ha inoltre ricordato la proposta di legge annunciata dal senatore Filippo Melchiorre per l’istituzione dei ‘percorsi Lilla’, “che servono per prendere in carico precocemente e andare a identificare quelli che sono dei campanelli di allarme di insorgenza dei disturbi alimentari, criticità che riguarda soprattutto donne e giovani in maniera emergente”.

Fotoillustrazione realizzata con l’ausilio di software IA
Bocca e alimentazione, un legame in due direzioni
La salute del cavo orale e il comportamento alimentare si influenzano a vicenda. Da un lato ciò che si mangia, e soprattutto come e quanto spesso, condiziona lo stato di denti e gengive. Dall’altro, alcune alterazioni del rapporto con il cibo lasciano segni visibili in bocca, talvolta prima che emergano altrove.
La carie è l’esempio più noto del primo versante. È una malattia multifattoriale in cui i batteri della placca trasformano gli zuccheri in acidi che demineralizzano lo smalto. Il consenso clinico è che conti molto la frequenza dell’esposizione agli zuccheri, non solo la quantità complessiva: spuntini e bevande zuccherate distribuiti lungo la giornata mantengono la bocca in un ambiente acido più a lungo. Le abitudini alimentari si consolidano nell’infanzia, ed è per questo che l’età scolare è considerata una finestra utile per la prevenzione.
Cosa può rivelare la bocca nei disturbi alimentari
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, come anoressia nervosa, bulimia nervosa e disturbo da alimentazione incontrollata, hanno un’origine complessa in cui si intrecciano fattori psicologici, biologici e sociali. Chi ne soffre tende spesso a nascondere i sintomi, e questo rende difficile un riconoscimento precoce.
Il segno orale più caratteristico è l’erosione dentale legata al vomito autoindotto ripetuto. L’acido gastrico consuma lo smalto in modo tipico, colpendo soprattutto le superfici interne dei denti anteriori superiori. Possono associarsi ipersensibilità dentale, ingrossamento delle ghiandole salivari, secchezza della bocca e alterazioni di mucose e gengive, queste ultime più legate alle carenze nutrizionali delle forme restrittive.
Nessuno di questi segni è da solo diagnostico. L’erosione, per esempio, può dipendere anche da bevande acide o da reflusso gastroesofageo. Per questo il ruolo dell’odontoiatra è considerato quello di un osservatore sentinella: non formula diagnosi psichiatriche, ma può cogliere un quadro sospetto e inserirlo in un percorso multidisciplinare.
Come si affrontano
La gestione dei disturbi alimentari si basa su équipe che integrano competenze psichiatriche o psicologiche, nutrizionali e mediche. È consolidato che una presa in carico precoce si associ in generale a un decorso migliore. Sul piano orale si lavora per limitare il danno ai tessuti dentali e per riparare quello già avvenuto, ma senza affrontare la causa le lesioni tendono a ripresentarsi.
Cosa resta incerto
L’efficacia dell’educazione alimentare scolastica sugli esiti a lungo termine è variabile e dipende molto da come i programmi sono costruiti e mantenuti nel tempo. Un punto discusso riguarda i messaggi sul cibo rivolti ai bambini: la prevenzione dell’obesità e quella dei disturbi alimentari condividono il terreno, ma un’enfasi eccessiva su peso e forma corporea potrebbe, in soggetti vulnerabili, alimentare preoccupazioni anziché ridurle. Per questo molti approcci privilegiano il rapporto sereno con il cibo e la regolarità dei pasti rispetto al controllo del peso.
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