Chi versa contributi a un fondo pensione potrà dedurre dal proprio reddito imponibile una quota maggiore rispetto al passato. Con la Legge di Bilancio 2026 — la legge n. 199 del 30 dicembre 2025 — il legislatore è intervenuto su una soglia rimasta ferma per quasi vent’anni: il limite annuo di deducibilità sale da 5.164,57 euro a 5.300 euro, con effetto sull’intero periodo d’imposta 2026.
Un aggiornamento apparentemente modesto nei numeri, ma significativo nel messaggio che trasmette: lo Stato torna a scommettere sulla previdenza complementare come secondo pilastro pensionistico, in risposta a un sistema pubblico sempre più sotto pressione. L’innalzamento della soglia di deducibilità si inserisce in un quadro di riforme volte a rafforzare i sistemi di previdenza complementare, in risposta alla crescente incertezza sulle pensioni pubbliche. Per molti lavoratori — soprattutto giovani e autonomi — costruire una pensione integrativa è diventato non più un’opzione, ma una necessità.
Il consiglio degli esperti è semplice: informarsi per tempo. Prima di firmare qualsiasi opzione è bene capire come funziona il sistema, quali sono i fondi disponibili e quali vantaggi o vincoli comporta ogni scelta. La previdenza complementare non è solo una questione tecnica, ma riguarda la serenità economica delle persone nel lungo periodo. Per molti giovani che entreranno nel mercato del lavoro dal 2026, la costruzione della pensione inizierà dal primo giorno di contratto. Con qualche euro in meno di tasse, e qualche certezza in più sul futuro.










