Odontoiatria societaria: il Parlamento torni a mettere al centro pazienti e responsabilità professionale

Odontoiatria societaria: il Parlamento torni a mettere al centro pazienti e responsabilità professionale

Torna martedì 3 novembre all’esame della XII Commissione Affari sociali della Camera il disegno di legge C. 2365, “Misure di garanzia per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e altre disposizioni in materia sanitaria”.

Tra i temi destinati a tornare al centro del confronto parlamentare vi è quello dell’esercizio dell’odontoiatria in forma societaria, una questione che riguarda direttamente non soltanto i professionisti, ma soprattutto la tutela dei pazienti, la continuità delle cure e la chiarezza delle responsabilità all’interno delle strutture sanitarie.

Per ANDI il punto di partenza è chiaro: l’odontoiatria è una professione sanitaria e non può essere assimilata a una comune attività commerciale. Le decisioni cliniche devono essere assunte nell’interesse del paziente, in piena autonomia e sotto la responsabilità di professionisti abilitati, senza che possano essere condizionate da obiettivi economici o organizzativi estranei alla valutazione sanitaria.

È proprio per questo che ANDI ritiene che la Società tra Professionisti – STP rappresenti il modello societario coerente con la natura dell’attività odontoiatrica. La STP consente infatti di coniugare organizzazione, capacità di investimento e sostenibilità economica con un principio essenziale: la responsabilità professionale resta al centro della struttura societaria. La società è iscritta all’Albo ed è sottoposta alla vigilanza dell’Ordine e alle norme deontologiche.

Non si tratta quindi di contrapporre il professionista all’impresa, né di impedire lo sviluppo di strutture odontoiatriche organizzate e moderne. Si tratta, al contrario, di stabilire una regola semplice: quando l’oggetto dell’attività è la salute, la responsabilità sanitaria deve prevalere sulla logica puramente commerciale.

Gli eventi degli ultimi anni dimostrano che questa esigenza non è teorica. Il settore odontoiatrico ha conosciuto casi di società e catene che hanno cessato improvvisamente l’attività, lasciando pazienti con terapie già iniziate, prestazioni pagate e non completate, finanziamenti ancora in corso e la necessità di individuare rapidamente un nuovo professionista al quale affidare la prosecuzione delle cure.

Per molti cittadini ciò ha significato non soltanto un danno economico, ma l’interruzione improvvisa di un percorso sanitario nel quale avevano riposto fiducia. Ha significato cure interrotte, perdita del rapporto fiduciario, difficoltà nel reperimento della documentazione clinica, incertezza sulla prosecuzione dei trattamenti e, in alcuni casi, la necessità di sostenere nuovi costi per completare terapie già pagate. È difficile accettare che, quando si parla di salute, il cittadino possa scoprire da un giorno all’altro che la struttura alla quale aveva affidato le proprie cure non esiste più.

Le conseguenze di queste vicende hanno coinvolto anche chi lavorava all’interno di quelle realtà: odontoiatri, igienisti dentali, assistenti di studio e altri lavoratori, esposti agli effetti di decisioni societarie rispetto alle quali spesso non disponevano di alcun effettivo potere.

È proprio nei momenti di crisi che emerge con maggiore evidenza la differenza tra una normale attività commerciale e una struttura che eroga prestazioni sanitarie: quando una struttura odontoiatrica chiude, infatti, la questione non riguarda soltanto un contratto non adempiuto. Riguarda persone in cura. Riguarda la continuità terapeutica. Riguarda la responsabilità verso il paziente. E pone una domanda alla quale il legislatore non può continuare a sottrarsi: chi garantisce il paziente quando la logica societaria entra in conflitto con la continuità delle cure?

Per ANDI la risposta passa dal ricondurre, come regola generale, l’esercizio societario dell’odontoiatria al modello delle Società tra Professionisti, prevedendo naturalmente le necessarie eccezioni per specifiche realtà sanitarie e universitarie e un congruo periodo transitorio per le società già operanti.

Non significa quindi limitare la libertà d’impresa, ma finalmente riconoscere che l’attività odontoiatrica consiste nella tutela della salute di una persona. Ed è proprio questa peculiarità a richiedere che l’organizzazione societaria sia costruita intorno alla responsabilità del professionista sanitario, alla sua autonomia clinica e al rispetto delle norme deontologiche.

ANDI guarda quindi con attenzione al percorso parlamentare che torna ad affrontare il tema e rivolge alle forze politiche e ai decisori istituzionali un appello che oggi non può più essere soltanto un auspicio: è arrivato il momento di decidere.

Le criticità emerse nel corso degli anni sono note. Le conseguenze delle chiusure improvvise sono note. Sono noti i casi di cittadini rimasti con cure incomplete e somme già versate, così come sono note le conseguenze prodotte sui professionisti e sui lavoratori coinvolti.

Di fronte a questa esperienza, il mancato intervento normativo non può più essere considerato una scelta neutrale. Se il Parlamento, pur avendo oggi la possibilità di correggere una situazione che ha mostrato evidenti elementi di criticità, decidesse di lasciare immutate le regole, si assumerebbe inevitabilmente la responsabilità politica delle conseguenze che il permanere dell’attuale sistema potrà ancora produrre sui pazienti e sui professionisti.

Non sarebbe più possibile affermare che il problema non fosse conosciuto o che non vi fosse stata l’occasione di intervenire. La politica ha oggi davanti a sé una scelta precisa: mantenere un sistema che ha consentito il verificarsi di situazioni nelle quali cittadini e lavoratori sono rimasti privi di adeguate garanzie, oppure riaffermare con chiarezza che nell’esercizio dell’odontoiatria la tutela della salute e la responsabilità professionale devono precedere ogni altra logica organizzativa o societaria.

Per questo ANDI auspica che la XII Commissione, nel prosieguo dell’esame del provvedimento, scelga di ricondurre l’esercizio societario dell’odontoiatria al modello delle Società tra Professionisti. La questione, in definitiva, non riguarda una forma giuridica fine a sé stessa, ma riguarda una scelta molto più semplice e molto più importante: stabilire se nell’organizzazione dell’odontoiatria il primo riferimento debba essere la logica societaria o la responsabilità sanitaria verso il paziente.

Per ANDI, la risposta non può che partire dalla tutela della salute.

E, dopo quanto accaduto negli ultimi anni, non scegliere significa comunque assumersi la responsabilità di una scelta.