Ricerca: Science, cure materne modificano Dna piccoli

Roma, 23 mar. (AdnKronos Salute) – Potere delle cure materne. Un nuovo studio, pubblicato su ‘Science’, rivela che i cuccioli che ricevono meno cure materne presentano più sequenze genetiche ripetute, chiamate trasposoni, nei neuroni che risiedono nel loro ippocampo. In pratica, le cure materne modificano il Dna dei piccoli in modo molto particolare. La ricerca è stata condotta sui topi dal team del Salk Institute di La Jolla.
Le implicazioni di questo fenomeno sono sconosciute, avvertono i ricercatori, il che significa che sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire il fenomeno. Lo studio si inserisce comunque nel filone di ricerche sull’effetto di geni e ambiente sul Dna. I dati del lavoro americano suggeriscono che la quantità di leccatine e ‘coccole’ di una madre al suo cucciolo può alterare l’espressione genica del piccolo.
Nello studio, Tracy Bedrosian e i suoi colleghi hanno cercato di esplorare l’influenza delle cure materne sulla prevalenza nei piccoli dei trasposoni, sequenze che possono spontaneamente replicarsi all’interno del genoma. In particolare, gli scienziati hanno studiato i retrotrasposoni L1: il genoma del topo ne conserva più di 3 mila.
Mamme e piccoli appena nati sono stati monitorati per 2 settimane, quindi assegnati a due gruppi diversi in base ai livelli di cure materne (bassi o elevati). Ebbene, i cuccioli che hanno ricevuto meno cure dalla madre hanno mostrato una maggiore replicazione del trasposone nell’ippocampo, riferiscono gli autori. Curiosamente, questo effetto non è stato osservato nella corteccia frontale o nel cuore. Inoltre, gli esperimenti su cuccioli cresciuti da madri adottive supportano l’influenza della cura materna, piuttosto che quella genetica.
Bedrosian ricorda infine un recente studio sugli esseri umani: lo stress e le avversità vissute nell’infanzia determinano l’ipometilazione dei retrotrasposoni nell’uomo (che però in media ha solo 100 copie attive, contro le 3 mila del topo). Insomma, sembra proprio che l’effetto delle cure ricevute nell’infanzia sia più profondo di quanto finora sospettato.