Sanità: Istat, famiglie italiane pagano 25% spesa di tasca propria

Nel 2015 Ssn ha speso per ogni cittadino 2.500 dollari contro i 4.000 della Germania
Roma, 27 apr. (AdnKronos Salute) – Le famiglie italiane pagano di tasca propria un quarto della spesa sanitaria complessiva. Con il 25% di contribuzione privata, il nostro Paese si pone in una posizione intermedia rispetto ai 21 Paesi europei considerati: a pagare di più sono le famiglie in Grecia (40,7%), Portogallo, Ungheria e Polonia (oltre il 30%), mentre il contributo minore si registra in Germania, Danimarca e Repubblica Ceca (circa 16%). Sono alcuni dati, riferiti al 2016, riportati nel rapporto dell’Istat ‘Noi Italia 2018’, diffuso oggi. Quanto alla spesa sanitaria pubblica italiana, nel 2015 si è attestata intorno ai 2.500 dollari pro capite, a fronte degli oltre 3.000 spesi in Francia e di quasi il doppio della Germania che ha speso ben 4.000 euro per ciascun suo cittadino (fonte Ocse).
Dal rapporto emerge poi che i tumori e le malattie del sistema circolatorio sono le patologie per cui è più frequente il ricovero ospedaliero, che tuttavia si riduce nel tempo per la cura in contesti assistenziali diversi dagli ospedali (Day hospital o ambulatori). Nel 2016 i ricoveri per le malattie circolatorie si confermano più elevati nelle regioni del Centro (1.901,4 per 100 mila abitanti), mentre i ricoveri per i tumori sono più numerosi nel Nord-Est (1.167,4 per centomila abitanti).
L’offerta ospedaliera si riduce per la diminuzione di risorse e per la promozione di un modello di rete ospedaliera integrato con l’assistenza territoriale (nel 2002 i posti letto ordinari erano 4,4 ogni 1.000 abitanti, nel 2015 sono 3,2).
Quanto alle morti per tumori e malattie del sistema circolatorio, nel 2015 sono stati rispettivamente 25,6 e 32,9 ogni 10 mila abitanti. Nel Mezzogiorno la mortalità per tumori si conferma inferiore alla media nazionale (anche se la Campania presenta i tassi di mortalità più elevati tra quelli regionali, con un massimo del 37% per gli uomini), mentre quella per malattie del sistema circolatorio è più elevata. La mortalità per queste cause nel nostro Paese è inferiore alla media europea (27,0% e 37,4% dati 2014).
Infine, il decremento del tasso di mortalità infantile, importante indicatore del livello di sviluppo e benessere di un Paese – sottolinea l’Istat – nel 2015 ha avuto una battuta d’arresto attestandosi a 2,9 per mille nati vivi, tra i valori più bassi in Europa: 7,6 decessi per mille nati vivi in Romania il valore più elevato e 1,6 in Slovenia il più contenuto.