LA PROFESSIONE CHE CAMBIA

LA PROFESSIONE CHE CAMBIA

Rileggendo  con occhio ottimistico  i dati dell’Analisi Congiunturale 2019 presentata da ANDI nel mese di Maggio u.s. a Rimini in occasione dell’Expodental  e, successivamente, a Verona in occasione dell’Assemblea Nazionale dei Delegati, emerge chiaramente che, rispetto al passato, la figura del “Dentista” ha subito dei rimodellamenti e degli adattamenti dettati da quello spirito di sopravvivenza che in natura ha sempre caratterizzato ogni cambiamento, e che lo hanno plasmato  a misura del nuovo tessuto socio-economico generatosi nel millennio in cui viviamo.

Sicuramente detti cambiamenti hanno proiettato il “nuovo” Odontoiatra verso un esercizio della Professione caratterizzato da un maggiore confronto con i propri Colleghi, sia sul piano puramente scientifico, come dimostrano gli aumentati rapporti di consulenza  soprattutto da parte dei Colleghi più giovani, che su quello associativo sindacale, come dimostra l’aumento esponenziale degli iscritti ad ANDI, derivante dal fatto che si è finalmente presa coscienza  che, per risolvere le tante problematiche quotidiane della professione, non bisogna avventurarsi da soli, ma presentarsi alla politica come Categoria, possibilmente unita e solidale.

Potremmo inoltre dire che l’attuale Odontoiatra vive la sua realtà lavorativa non più chiuso nelle quattro mura del proprio studio, che spesso rappresentava la condizione di partenza di un lento processo implosivo, di cui ci si rendeva poi conto solo quando se ne subivano le inevitabili conseguenze.

Certamente la maggiore apertura al confronto tra Colleghi, generata evidentemente da necessità, ma dettata anche da un processo di crescita culturale e sociale, oltre ad aver influenzato positivamente la Professione, migliorando la qualità dei servizi offerti  e di conseguenza anche la qualità della salute orale del paziente, ha inciso positivamente anche su altri aspetti, come per esempio quello di una diversa considerazione di quel passaggio generazionale  che oggi viene sempre più considerato come un naturale passaggio di testimone, e non come una perdita di diritti acquisiti.

Pur condividendo quindi certe necessarie aperture verso un proficuo confronto da parte di ogni Titolare di
studio, ritengo che uno studio mono professionale, anche se totalmente aperto al mondo delle consulenze e al confronto, rappresenti sempre il modello ideale, che difficilmente tramonterà, poiché alimentato da quel semplice ma incisivo passa parola, tramite il quale veicolano quei sentimenti di dedizione e passione, che sono alla base di ogni arte medica e che caratterizzano ed identificano ogni singolo professionista, e che bene esprimono il concetto della presa in cura del paziente piuttosto che della vendita della prestazione.

Solo così ragionando si riesce ad entrare nell’animo del paziente e stabilire quel rapporto fiduciario e di fidelizzazione che penso che nessuna legge di marketing possa mai far avvenire.

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Antonio Tafuri
Il Presidente 

A.N.D.I. Abruzzo