Croati possono? Croati non possono?

Croati possono? Croati non possono?

Il problema è noto, arcinoto, da anni, a tutti i Colleghi del Veneto, oltre che per certo in Friuli-Venezia Giulia.

Quindi non espongo un problema nuovo in ANDI, anzi, il fenomeno periodicamente si affaccia ma mai cessa. I colleghi denunciano, si scandalizzano, scrivono e telefonano con toni accesi, ma sino ad oggi non si è trovata soluzione e si china il capo, insoddisfatti, a fronte di un turismo odontoiatrico forse ridottosi ma sempre presente.

Non ho quindi la presunzione di fare una denuncia che stupisca, ma desidero, desideriamo, cercare e proporre una soluzione percorribile e sindacalmente utile.

Agli albori delle prime, sfacciate, pubblicità che propagandavano il turismo dentale in Croazia, i toni erano molto più sfacciatamente accattivanti e, soprattutto, propagandavano prestazioni odontoiatriche rese in Italia (la diagnosi) per poi essere perfezionate e soprattutto pagate in Croazia. Ricorderete tutti che si chiedeva di recarsi agli appuntamenti, di solito fissati in hotel o strutture associative più defilate, come le Baite dell’Associazione Alpini o simili, portando con se OPT da far esaminare ai “dentisti” presenti e dai quali ricevere diagnosi e piani di trattamento.

Poi, probabilmente a fronte di azioni di tutela delle forze di Polizia italiane, gli appuntamenti sono diventati via via più “turistici” e meno “professionali”. Ho partecipato, ovviamente in incognito, a un paio di questi: niente medici, niente diagnosi, niente OPT, ma solo proposte di viaggio con turismo e soggiorno, comprensivo però di visita presso struttura odontoiatrica locale ove sarebbe stato fatto tutto questo, più naturalmente adeguata (a sentir loro) terapia. Si sa che l’overtreatment è la regola in queste strutture.

E quindi?
Cosa possiamo, cosa può, anzi deve, fare ANDI a tutela della categoria?

Più volte militari dei carabinieri o della GDF intervenuti non hanno potuto esercitare alcuna azione di salvaguardia in quanto verbalmente rintuzzati dagli impiegati croati presenti che esibivano loro la totale assenza di azione medica e quindi di abuso professionale. Sono preparati, naturalmente. Qui nella nostra provincia, Verona, abbiamo avuto diverse esperienze di questo tipo.

Tutto ciò, però, non significa che il sindacato debba deporre le armi e supinamente accettare una concorrenza sleale (superfluo dettagliarne i perché) che danneggia tutti gli iscritti e crea un profondo malumore.

Ci si chiede quindi se tutte queste iniziative siano legittime, se non si possa esercitare alcuna azione di contrasto.

La proposta, e concludo, è questa. Siamo convinti che ANDI, dotato di importanti e seri professionisti legali, possa e debba dare incarico a costoro di studiare tale problema, sentenziando, come nel titolo, se “possono o non possono”. In altre parole, se il risultato dello studio sarà che i Croati possono fare ciò, inutile insistere, richiedere interventi dei NAS o altro che risulta poi inutile e comporta una brutta figura da parte dei denuncianti (noi). Se invece non possono, ci suggeriscano i termini di legge, che ipotizzo siano leggi sulla concorrenza promulgate dalla CEE, essendo Croazia paese facente parte, da fornire a chi di dovere in modo tale che i loro interventi siano fruttuosi e possano essere esibiti come un onorevole risultato ottenuto da ANDI.

Una domanda, per chiudere: se fossimo noi a fare altrettanto in una città della Croazia siamo sicuri che saremmo accolti con altrettanta indifferenza, per non dire benevolenza? Ci sarebbe permesso aprire stand di propaganda nelle manifestazioni fieristiche dei paesi come qui in Italia? Potremmo indire riunioni in hotel per pubblicizzare le ottime prestazioni odontoiatriche italiane? Potremmo organizzare viaggi dalla Croazia all’Italia per cure dentistiche come quelle croate?

La risposta mi pare ovvia. Certamente no. Quindi non restiamo passivi a subire!

Francesco Bovolin
consigliere ANDI – Verona